Asta
Forza e sostegno. L’asta per lo sbandieratore è come la spada per il cavaliere.
Dal libro del 50°
Ventuno parole per ventuno lettere, scritte da ventuno sbandieratori vecchi e nuovi: l’Abbecedario degli Sbandieratori di Assisi, pubblicato nel libro del cinquantenario, a cura di Francesco Lampone per la serie degli Abbecedari di Assisi Mia.
Le note etimologiche sono di Carla Gambacorta, i suggerimenti musicali di Matteo Magna.
Forza e sostegno. L’asta per lo sbandieratore è come la spada per il cavaliere.
Segnale e richiamo. Al suono delle buccine, lo sbandieratore viene chiamato a mantenere eleganza e portamento, pronto per entrare nella piazza, il suo campo di battaglia.
Travestimento e maschera. Il costume permette a chi lo indossa di trasformarsi in qualcuno di diverso dalla vita di tutti i giorni.
Simbolo e rivoluzione. Nell’ottobre del ’75 nascono gli sbandieratori d’Assisi, fenomeno che rivoluzionerà negli anni tantissime persone e la città stessa.
Spettacolo e plauso. File ordinate, bandiere in posizione, rullo di rullante, squillo di buccine… che il grande spettacolo abbia inizio!
Sfida e adrenalina. Quando il gioco si fa duro, metti un piede davanti all’altro e vai avanti. Non mollare. E salta.
Unione e volontà. Un gruppo di amici, un tavolo, un’idea. Tre elementi semplicissimi che hanno reso possibile la nascita del gruppo nell’ottobre del ’75. Quasi per gioco, come fosse una sfida. Più che vinta.
Amicizia e memoria. «Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo».
Appartenenza e orgoglio. Le identità collettive si formano laddove più persone con ideali e pensieri condivisi si sentono unite fra loro. Nel nostro caso, l’amore per la città d’Assisi.
Destrezza e maestria. Il Torneo, altresì chiamato Gabicce, è l’esercizio più complesso, che risalta la tecnica del lancio delle bandiere.
Manifattura e tecnica. Cosa serve per fare una bandiera? Un’asta, un drappo, del piombo, nastro isolante e tanta pazienza.
Desiderio e obiettivo. Attraverso la percezione ed il riconoscimento dei propri limiti, è fondamentale sviluppare la consapevolezza del desiderio di migliorarsi.
Primordio e fondamento. Otto, bolsella, guerra: le tre basi su cui si fonda l’arte della bandiera.
Peso ed equilibrio. Tutto gira intorno al piombo, per mezzo del quale la bandiera acquisisce un peso, una vita propria. In precario equilibrio tra il successo e la caduta.
Longevità e futuro. «Raggiungi le stelle, fai volare la fantasia, sogna un sogno, e ciò che vedi si realizzerà».
Ritmo e introduzione. «Il ritmo ha qualcosa di magico; ci fa perfino credere che il sublime ci appartenga». (W. Goethe)
Sogni e ideali. L’arte della bandiera implica disciplina, sacrificio, allenamento e dedizione. L’essere sbandieratore ci ha insegnato a far parte di un gruppo e a credere nelle nostre capacità.
Ordine e tempo. In un’orchestra, la funzione del direttore è far convergere gli strumenti verso la stessa direzione. Lo stesso fa il timpano, scandendo il tempo dei movimenti di bandiera e sbandieratore.
Avventure e divertimento. Ogni uscita è un viaggio in gruppo: i racconti mitici dei “vecchi”, la cena dopo l’esibizione, la notte in palestra.
Confronto e limite. «Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso». Il vento, il nostro peggior nemico, l’ostacolo da superare per migliorarsi e progredire.
Epilogo e ritorno. Il copricapo che nessuno sbandieratore indossa: un po’ guascone, un po’ lanzo, espressione della mejo gioventù assisiate.
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